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> J. R. R. Tolkien - Le avventure di Tom Bombadil, [Pdf Odt Txt Epub Mobi Azw3 - Ita Eng] Fantasy - Poesia [CURA] Il signore degli anelli
LaCariatide
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Autore: John Ronald Reuel Tolkien
Titolo: Le avventure di Tom Bombadil
Lingua: Italiano Inglese
Titolo originale:The Adventures of Tom Bombadil
Traduzione dall'inglese di Isabella Murro
Ballate numero 5, 7, 10 traduzione di Vicky Alliata di Villafranca
Illustrazioni di Maura Boldi (non attribuite)

Genere: Fantasy - Poesia
Edizione: Bompiani – 2000
Dimensione del file: 6,59 MB
Formato del file: Pdf Odt Epub Mobi Azw3



Il vecchio Bombadil era un tipo assai allegro; stivali gialli aveva e la giacca color cielo, cinture e brache in cuoio, colore verde prato; sul cappello una piuma che a un cigno aveva strappato


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Il paese fatato di Feerìa è il Reame Periglioso, dove gnomi, streghe, troll, giganti, draghi, uccelli, uomini alberi, acque e cibo sono soggetti a incantesimi e magie. I luoghi e i personaggi resi famosi dal romanzo Il Signore degli Anelli: Tom Bombadil (picaresco abitatore dei boschi), Baccadoro (leggiadra fanciulla acquatica), lo Spettro dei Tumuli, il fattore Piedimelma; la principessa Me, il Troll pasticcere, Fastitocalone il preistorico, lo sfortunato Uomo della Luna; e viaggiatori e animali che vivono avventure misteriose e impreviste. Questo il mondo fiabesco riproposto da J.R.R. Tolkien, in sedici racconti in versi che reinquadrano, in un affascinante atlante animato, il suo fantastico Medioevo. Si passa da filastrocche scioglilingua a vere e proprie ballate romantiche, in un'accurata versione italiana che, evitando una piatta trascrizione letterale dei testi, si sforza, invece, di rispettarne la struttura, di riprodurne la musicalità, di ricostruirne la ricchezza di significati allegorici e rituali.
Le avventure di Tom Bombadil (The Adventures of Tom Bombadil, 1962) è una raccolta di poesie di J.R.R. Tolkien. Delle 16 poesie contenute nel libro, solo 2 riguardano il personaggio di Tom Bombadil, famoso soprattutto per il suo incontro con Frodo Baggins ne La compagnia dell'anello; in questo libro si narra della sua lotta con il Vecchio Uomo Salice e dell'incontro con la figlia del fiume Baccador.
L'edizione originale del libro conteneva illustrazioni di Pauline Baynes, in seguito sostituite, in molte edizioni, da disegni di Roger Garland. Nelle Avventure di Tom Bombadil si trovano alcune informazioni sulla Terra di Mezzo non presenti nelle altre opere di Tolkien, come i nomi dei sette fiumi di Gondor.
Gli studiosi di Tolkien hanno però osservato che la storia viene narrata come se appartenesse al folklore degli hobbit, e quindi non è chiaro se le informazioni riportate sulla Terra di Mezzo debbano essere considerate parte del canone tolkieniano.



I Racconti


• Le avventure di Tom Bombadil
• Bombadil va in barca
• Il cavaliere errante
• La principessa Me
• L'Uomo della Luna andò a letto troppo tardi
• L'Uomo della Luna scese troppo presto
• Il Troll di pietra
• Pierino il goloso
• I Mewlips
• Olifante
• Fastitocalone
• Il Gatto
• La sposa dell'ombra
• Il tesoro
• La campana del mare
• L'ultima nave



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Nel Libro Rosso si trovano molte poesie. Alcune di queste sono comprese nella narrazione della Caduta del Signore degli Anelli, o nelle storie e cronache ad essa collegate; molte altre si trovano su pagine sciolte, e altre ancora sono scribacchiate sui margini o negli spazi bianchi. Di queste ultime, la maggior parte sono poesie prive di significato (e oggi praticamente inintelligibili anche quando risultino leggibili) oppure frammenti ricordati a metà. Da questi marginalia provengono le poesie numero 4, 11 e 13; anche se un esempio migliore del loro carattere generale si può rinvenire nell'abbozzo della poesia di Bilbo "Quando l'inverno comincia a mordere":

Il vento facea il gallo segnavento turbinare
Al punto che la coda non riusciva a tener su;
E il tordo che la brina faceva sì gelare
Lumache e chioccioline non riusciva a beccar più.
"È duro assai il mio caso!" il tordo lamentò,
E "Tutto quanto è vano" il gallo replicò;
Da allora il loro gemito non si fermò mai più.


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La presente raccolta è tratta dai pezzi più antichi, che riguardano per lo più leggende e gesta della Contea alla fine della Terza Era, e che pare siano stati composti dagli Hobbit, in particolare da Bilbo e i suoi amici, o dai loro diretti discendenti. La loro paternità, comunque, è raramente indicata. Le poesie estranee alla narrazione sono di mani diverse e sono probabilmente la trascrizione su carta di una tradizione orale.
Nel Libro Rosso si dice che la poesia numero 5 fu scritta da Bilbo e la 7 da Sam Gamgee. La 8 è contrassegnata SG, e tale attribuzione può essere accettata. Anche la numero 12 è contrassegnata SG, ma qui Sam può avere al massimo rimaneggiato un pezzo più antico della tradizione dei bestiari comici, dei quali gli Hobbit pare fossero appassionati. Nel Signore degli Anelli Sam afferma che la numero 10 era tradizionale nella Contea.
La numero 3 è un esempio di un altro genere che sembrava divertire gli Hobbit: una poesia o storia la cui fine riprende l'inizio, e può così essere recitata finché gli ascoltatori non si ribellano. Se ne trovano molti esempi nel Libro Rosso, ma gli altri sono più semplici e rozzi; la numero 3 è la più lunga ed elaborata e fu evidentemente composta da Bilbo, come indica chiaramente la relazione con quella, più lunga, da lui recitata (quale composizione) nella casa di Elrond. In origine filastrocca in versi, nella versione di Rivendell risulta trasformata e riferita, un po' incongruentemente, alle leggende alto- elfiche e númenoreane di Eärendil, forse perché Bilbo ne aveva inventato lo schema metrico, e ne andava fiero. Tale schema non compare in nessun'altra poesia del Libro Rosso. La forma più antica - che è quella qui riportata - deve appartenere al periodo immediatamente successivo al ritorno di Bilbo dal suo viaggio. Sebbene l'influenza delle tradizioni elfiche sia evidente, esse non sono trattate in modo serio, e i nomi usati (Derrilyn, Thellamie, Belmarie, Aerie) sono pure invenzioni in stile elfico, che in realtà elfiche non lo sono affatto.


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L'influenza degli avvenimenti alla fine della Terza Era e l'ampliamento degli orizzonti della Contea in seguito ai contatti con Rivendell e Gondor, appare in altre poesie. L'ultima (la numero 16) e la numero 6 - sebbene sia qui posta accanto all'"Uomo della Luna" di Bilbo - in definitiva devono essere fatte derivare da Gondor: esse sono chiaramente basate sulle tradizioni degli Uomini che vivevano lungo le coste e per i quali i fiumi che sfociavano nel mare erano un paesaggio familiare. La numero 6, infatti, menziona proprio Belfalas (la baia ventosa di Bel), e la Torre sul Mare,Tirith Aear, di Dol Amroth. La poesia 16 parla dei Sette Fiumi che scorrevano nel mare nel Regno del Sud e usa anche il nome gondoriano di forma alto-elfica Fíriel, cioè donna mortale. A Rivalunga e a Dol Amroth c'erano molte tradizioni di antiche dimore elfiche, e del porto alla foce del Morthond dal quale erano salpate le navi dirette a occidente ai tempi della caduta di Eregion, nella Seconda Era. Queste due poesie, quindi, sono solo dei rimaneggiamenti di materiale di origine meridionale, anche se probabilmente erano giunte a Bilbo attraverso Rivendell. Anche la numero 14 deriva dalla tradizione di Rivendell, elfica e númenoreana, riguardante i tempi eroici alla fine della Prima Era; essa infatti sembra contenere echi del racconto númenoreano di Túrin e del Nano Mim.
Le numero 1 e 2 derivano chiaramente dalla Terra di Buck. Rivelano infatti una conoscenza della regione e del Dingle (la valle boscosa del Sinuosalice) che nessun Hobbit a ovest delle Paludi poteva avere; e mostrano anche che gli abitanti della Terra di Buck conoscevano Bombadil anche se, senza dubbio, non ne comprendevano i poteri, esattamente come gli Hobbit non comprendevano quelli di Gandalf: entrambi erano considerati persone benevole, misteriose forse, e imprevedibili, ma ciononostante comiche. La prima poesia è il pezzo più arcaico ed è composto da varie versioni hobbit di leggende riguardanti Bombadil. La numero 2 attinge a tradizioni simili anche se la bonaria canzonatura di Tom si trasforma qui in burla ai suoi amici, che ne sono divertiti (seppure il divertimento è permeato di una certa paura), ma probabilmente fu scritta molto più tardi, e dopo la visita di Frodo e i suoi compagni alla casa di Bombadil.


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Le poesie di origine hobbit qui presentate hanno, in linea generale, due caratteristiche in comune. Fanno uso di parole strane e di artifici metrici: nella loro semplicità, evidentemente, gli Hobbit consideravano queste cose delle virtù, anche se erano senza dubbio semplici imitazioni di pratiche elfiche. Inoltre sono allegre e frivole, almeno in apparenza: a volte può infatti sorgere l'inquietante sospetto che ci sia qualcosa di più tra le righe. Un'eccezione è rappresentata dalla numero 15, sicuramente di origine hobbit. È il pezzo più recente ed appartiene alla Quarta Era, ma è stato incluso lo stesso perché qualcuno vi ha scribacchiato il titolo Il Sogno di Frodo. Il particolare è degno di nota e, sebbene sia molto improbabile che quella poesia l'abbia scritta Frodo in persona, il titolo dimostra che essa veniva associata agli oscuri sogni disperati che tormentarono Frodo in marzo e in ottobre nel corso degli ultimi tre anni. Ma c'erano sicuramente altre tradizioni riguardanti quegli Hobbit che venivano presi dalla "follia del vagabondare" e che - se mai facevano ritorno - erano poi strani e taciturni. Il pensiero del mare era sempre presente nello sfondo dell'immaginario degli Hobbit, ma la paura che ne avevano e la diffidenza verso tutta la tradizione elfica rappresentarono l'atteggiamento prevalente nella Contea alla fine della Terza Era, e gli eventi e i cambiamenti che misero fine a quell'era di certo non riuscirono a dissiparlo del tutto.


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 The adventure of Tom Bombadil

Short Description:

The Adventures of Tom Bombadil consists of 16 poems, three of which are about Tom Bombadil himself, one about a hobbit and a troll, two about the Man in the Moon, six which represent simply "adventures," and four which are in the nature of a bestiary. There is a wealth of good storytelling and mythmaking here. For those who love The Lord of the Rings, there are hobbits in the Shire, elves sailing west, and enough familiar places to give one the feel of Middle Earth as the setting.

Editions:
Originally published by George Allen and Unwin in 1962 (2nd ed. 1990) and by Houghton Mifflin in 1963 (2nd Amer. ed 1991);The adventures of Tom Bombadil was also published in The Tolkien Reader, Farmer Giles of Ham and The Adventures of Tom Bombadil, Poems and Stories and poems in this book are often used in anthologies.

Review:
With the resurgence of interest in J. R. R. Tolkien's work spurred by the release of the film version of The Lord of the Rings by Peter Jackson, and because the enigmatic Tom Bombadil was kept controversially out of the film, it seems only fitting to draw attention to an oft-neglected but delightful book of his adventures.

Tolkien has been known to write myth in the old-fashioned way, to explain or enlarge upon aspects of the world. The posthumously-published Roverandom (1998, Harper Collins, Houghton Mifflin), for example, is a tale explaining what happened to son Michael's favorite toy - a little metal dog lost on a beach in 1925. Michael and the toy had been inseparable. The family searched for two days but it was never found. Tolkien comforted Michael by telling the story of how Rover(andom) was a real dog turned into a toy by a wizard, and then carried to the moon by a seagull.

Likewise, Tom Bombadil was originally a Dutch doll also belonging to Michael Tolkien. John, his brother, put the doll down a lavatory. Bombadil was rescued and Tolkien wrote The Adventures of Tom Bombadil, originally published in Oxford Magazine in 1934. Tolkien later offered to his publishers the idea that Bombadil's story could be expanded into a sequel to The Hobbit, but they didn't bite, so Tom appeared anyway in The Lord of the Rings. Tom makes his debut in the form found in this collection.


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The author's method reminds me of the ways in which painful losses are explained in many other cultures. Examples include some Native American mythologies explaining the disappearance of American bison, and German legends about the disappearance of magical creatures from the world. Tolkien's explanation also seems similar to stories told about the rise of iron and technology and the passing away of old traditions, or of the disappearance of the unicorn (it missed the ark), and the rise of the dichotomy that rends myth from objective "reality." One can see the theme at work in the poem "The Last Ship," present in this collection, and in Tolkien's later writing - elves sailing out of Middle Earth forever, making way for the age of men.

Bombadil's Adventures, however, is a heroic comedy in part about his capacity to escape disappearance - to endure. One kind of disappearance is that of loneliness, where one fades from the view of others, becomes "mythical," alien, other - larger than life and yet too small to see, casting no shadow. It is the solitude of being attached to other worlds, worlds where story is more than pastime, worlds where real objects have more than one kind of life and significance, and the loneliness of being unable to weave the other worlds and this one seamlessly together, to make everyone understand.

Tolkien more than once confessed the mythic importance of the Bombadil that grew from a child's doll into a profound mystery under his pen. He referred to Bombadil in two ways. On the one hand, he has called Bombadil both the spirit of the dwindling English countryside and the spirit of natural science: "the spirit that desires knowledge of other things, their history and nature, because they are 'other'"(letter n.153). On the other hand, he has suggested that the reason he couldn't bring himself to keep Bombadil out of The Lord of the Rings is that he represents something larger, something best not left out, though he hesitated to look too closely at what that was. One can surmise that this is true both of Tom as he appears in the Ring saga and also as he appears in the Adventures.

The Adventures consists of 16 poems, three of which are about Tom Bombadil, one about a hobbit and a troll, two about the Man in the Moon, six which I will call simply "adventures," and four which are in the nature of a bestiary. There is a wealth of good storytelling and mythmaking here. For those who love The Lord of the Rings, there are hobbits in the Shire, elves sailing west, and enough familiar places to give one the feel of Middle Earth as the setting. Given both the brevity and diversity of some of the poems, a brief survey may be in order, with extended comments following.


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The first poem, from which the book takes its title, is a tale of Bombadil's mastery of his realm. It is a treatment of a particular kind of paradox. Bombadil is master, not owner, and so he both lives in peace with the creatures of the wood and also escapes harm or subjection to them.

In fact, this is made explicit in The Lord of the Rings when his wife Goldberry explains who Tom is in this exchange:
"He is, as you have seen him," ... "He is the Master of the wood, water, and hill."
"Then all this strange land belongs to him?"
"No indeed!" she answered, and her smile faded. "That would indeed be a burden," she added in a low voice, as if to herself. "The trees and the grasses and all things growing or living in the land belong each to themselves. Tom Bombadil is the Master. No one has ever caught old Tom walking in the forest, wading in the water, leaping on the hill-tops under light and shadow. He has no fear. Tom Bombadil is master."
It is this distinction - master, not owner - that is captured by the title poem. Tom is grabbed by the beautiful river maiden Goldberry, trapped by Old Man Willow, captured by the Badger folk, and haunted by a Barrow-Wight. In each dilemma he has only to indicate his wish to be free and they quickly recognize their master. The river maiden, however, Tom does not forget so easily, and that is the rest of the tale.

"Bombadil Goes Boating" tells of Tom's journey to visit a hobbit friend in the Shire. The way that Tom and the animals of water and air tease each other made me laugh all through it, but the hobbits in their jests were quite over the top. Readers of The Hobbit and The Lord of the Rings will hear strains of "The Road Goes Ever On and On" in "Errantry," the story of a mariner unable to escape the pull of journeying and adventuring. The warlike journeying of the mariner stands in contrast to the peaceful wandering of Tom.

"Princess Mee," a fairy, finds her doppelgangers in a very strange place.

"The Man in the Moon Stayed Up Too Late" tells what happens when the Man stays out drinking far too late.


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In "The Man in the Moon Came Down Too Soon," the Man grows bored with his majesty and lonely in his luminescent kingdom and decides to visit the world below. He gets less than he bargained for.

"The Stone Troll" is discovered by Tom Bombadil gnawing the bone of Tom's "nuncle." Ordinarily master of his domain, Tom find that it's not so easy to make a troll surrender his supper.

The Lonely Troll in "Perry-the-Winkle" decides to visit the Shire and 'meet new people,' but the reception is hardly a warm one. Only Perry the Winkle finds himself sampling the excellent pastry from the troll's kitchen. This reminds me of the recent film Shrek and also of the old fable The Little Red Hen.

"The Mewlips" is simply creepy. In the dark and slime on the spooky side of the Merlock Mountains one finds some nasty things, but the maker of this poem would be one of the few who's returned to tell of them.

"Oliphaunt" is another bestiary poem about a creature one either will not believe or will not forget.

"Fastitocalon" is deliciously monstrous, a sea monster tale of Middle Earth.

"Cat" tells of a feline who dreams of the untamed ages in the wild. Tolkien makes one really feel the places we go in stories through the dreaming of catty exploits.

"The Shadow-Bride" finds a mate in a man who casts no shadow.

"The Hoard" is a moral tale brilliantly tracing the corruption wrought by riches through successive changes of ownership.


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In "The Sea-Bell" one world contains a doorway to another, a small world within a shell. Adventuring between them shows a traveler how large a small amount of imagination can be, and leaves him alone even among others.

"The Last Ship" is bearing elves past the western havens and out of Middle Earth. The ship is not full. It can carry one more. And the elves call along the river banks to Firiel, an "Earth maiden elven fair." The story is a tearing, as Firiel stands between this world and the world of elves calling her home with them.

The theme of loneliness through appearing monstrous or alien to the world is prevalent in this collection. Tom's loneliness is evident in "Bombadil Goes Boating," and his status as something wholly other is evident by the arrows he receives in his hat - which he prefers to consider the hobbits' way of teasing him as the merry animals do. The Man in the Moon too is lonely for all his wealth and importance, but finds the world below strange and unwelcoming. In it, he is not only unimportant, but is cheated, as proof of this. "The Hoard" tells of the loneliness and isolation of greed. The suitor of "The Shadow-Bride" is clearly not only alone but also detached inwardly, just as Tom is, because he casts no shadow. In "The Sea-Bell" one can feel palpably how a traumatic experience can set one apart, can alienate. This is evident in the final words " ... in sad lane, in blind alley, and in long street ragged I walk. To myself I talk; for still they speak not, men that meet." This theme appears again in "The Last Ship" - imagine being called away by elves, by a world beyond this one, but finding one's feet sunk in mud. It is the feeling of belonging to 'another people' and perhaps never really being able to communicate the reasons one feels drawn away, seeming to prefer loneliness when one is actually longing to follow one's heart out of the world precisely in order to find one's people. Even the bestiary poems are lonely.

Only in the title poem does Tom find Goldberry and in "Perry-the-Winkle" does the Lonely Troll find Perry. In Tom's Adventures and in The Shadow-Bride the suitors actually seize their wives. This would be disturbing but for the larger context; sometimes one must go to extraordinary lengths even to communicate one's existence and one's desire for friendship and community; one must walk into another person and not look back. And the poems seem to be saying, as in "Bombadil Goes Boating" and "Perry-the-Winkle," that one must take responsibility for the journey. The Lonely Troll sits alone on stone, the cold petrification of unwanted solitude, but no one sees or comes near. He must venture out, must reach out to another person, must be vulnerable, as Tom was to the arrows, as Firiel was to the mud, and even then (as Tolkien once said of "hope" in his worlds) there are no guarantees. If only Tom had a boat license, all would be fine.

All of the poems are wonderful, but of course it is Bombadil around whose tale the volume is designed. Tom is an enigma as much as a hero. The most difficult thing to get over for some friends of mine is Bombadil's trademark singing: "Come, derry-dol, merry-dol, my darling!" which can seem like nonsense. In fact, in The Lord of the Rings, Frodo thinks of it as exactly that. This, and his detachment from the power struggle that is the tale of the ring, are perhaps the primary reasons why Bombadil is sometimes marginalized or ignored among Tolkien's creations. They are, in fact, the same issue.


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If one looks closely, there is sense to the nonsense. Middle Earth is a musical world and Tolkien, as a friend points out, was a linguist who confessed to having begun writing the stories as a way of experimenting with his invented languages. Bombadil, in the Tolkien mythos, laid aside the broader scope of the world, put it in a corner, not to "fight" - no longer to tread where he might find himself participating in the question of power, including, in the other books, the war of the ring. Indeed, that is why he is master but not owner of anything. In a world of song Tolkien seizes Bombadil's singing as one strong way to indicate his detachment.

"If you have, as it were taken 'a vow of poverty', renounced control, and take your delight in things for themselves without reference to yourself, watching, observing, and to some extent knowing, then the question of the rights and wrongs of power and control might become utterly meaningless to you, and the means of power quite valueless." (Tolkien's Letters n. 14)

If I may venture to read into Old Tom's life a little, he has decided not to go where being involved in struggle, on one side or another, of some kind or another, would be inevitable, and perhaps the only moral option. He has turned aside, decided to make peace, to make it daily like bread, to make it in his own presence, with the things and the companions that do not make war, and he has decided to expand that peace to a limit he can manage without being drawn into the black smoke beyond. The semi-glossalalia of Bombadil indicates a carefree inner detachment from the world, from vested interest, from struggle - a mode so carefree that it needn't even worry about the coherence of words. This explains the source of his power, his apparent deviance from the norm, and the necessity of not leaving him out of the larger Story. It is that which Tolkien "needed to say that was not elsewhere said," if I may fill in the "feeling" he was admittedly "not prepared to analyze." And I for one love Tom Bombadil for this. So I too will sing his songs. The language sounds like gibberish, perhaps. But it is speaking volumes.

Bombadil's nonsense singing is not any stranger that the beebop of popular music or the "tra-la-la" of a children's skipping song (and Tom is both older and younger than everyone else in the tale). Here we have the kind of pleasant folk-glossalalia that one might find among a particularly musical people when walking or working. Similarly, recall the good-natured songs A.A. Milne would give Pooh and Piglet: "tiddle-um-tumm.... tiddle-um-tum" as they strolled through the Hundred Acre Wood. Being with Bombadil is like being in his song. Tom is an immense solitude, though not entirely alone, and he is at peace. He is the culminating principle of the theme of this collection.

"He is a moss-gatherer, and I have been a stone doomed to rolling. But my rolling days are ending, and now we shall have much to say to one another." - The Lord of the Rings

The book, in its original form, is now quite scarce. One can find used out-of-print and rare editions in various places online: try Abebooks. It is also conveniently available as part of the collection entitled The Tolkien Reader, which contains the complete books The Adventures of Tom Bombadil, Tree and Leaf (including Tolkien's essay "On Fairy Stories" and his autobiographical fiction "Leaf by Niggle"), and Farmer Giles of Ham, as well as a short dramatic piece by Tolkien, "The Homecoming of Beorhtnoth Beorhthelm's Son," which is based on the classic The Battle of Malden, and also adds as the introduction Peter Beagle's essay "Tolkien's Magic Ring."




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John Ronald Reuel Tolkien nasce nel 1892 a Bloemfontein, in SudAfrica, da genitori inglesi. Dopo la morte del padre, all'età di soli tre anni ritorna con la madre ed il fratello in Inghilterra dove la famiglia si sistema a Sarehole, un sobborgo di Birmingham. Nel 1904 muore anche sua madre dalla quale il giovane Tolkien aveva nel frattempo ereditato l'amore per le lingue, le antiche leggende e le fiabe.
Assieme al fratello viene affidato ad un sacerdote cattolico degli Oratoriani, Padre Francis Xavier Morgan. Dopo aver frequentato la King Edward VI School inizia i suoi studi all'Exeter College di Oxford dove ottiene nel 1915 il titolo di Bachelor of Arts.
Durante la Prima Guerra Mondiale si arruola nei Lancashire Fusiliers e combatte sul fronte occidentale. Finita la guerra prosegue gli studi all'Exeter College, conseguendo nel 1919 il titolo di Master of Arts. Inizia allora l'attività di docente di Lettere a Leeds e la collaborazione alla redazione dell'Oxford English Dictionary. Nel 1925 viene nominato professore di Filologia Anglosassone al Pembroke College di Oxford e nel 1945 gli viene affidata la cattedra di Lingua Inglese e Letteratura Medioevale del Merton College, dove insegna fino al suo ritiro dall'attività didattica avvenuto nel 1959. Non a torto Tolkien è quindi oggi considerato il maggior esperto di letteratura anglosassone e medioevale del Novecento.
E' durante il periodo di insegnamento che l'autore inizia a scrivere. Nel 1937 pubblica "Lo hobbit", racconto fantastico ambientato in un fiabesco e lontanissimo passato inglese, avente per protagonisti piccoli esseri stralunati ma molto simili agli uomini, gli hobbit appunto. Essi sono affiancati da tutta una pletora di altri esseri fantastici, fra i quali grande rilievo hanno i nani.
Nonostante sia la sua opera prima, "Lo Hobbit" rappresenta una tappa fondamentale nella carriera di scrittore di Tolkien: è infatti attorno al nucleo originario di quest'opera che l'autore andrà sviluppando nel decennio successivo il suo regno immaginario che lo renderà famoso e celebre in tutto il mondo, quello delle Terre-di-Mezzo, che prenderà forma nelle sue opere successive quali "Le avventure di Tom Bombadil" (1962) e soprattutto in quell'epica fantastica che è la trilogia de "Il signore degli anelli" (che qualcuno ha voluto leggere come una complessa e ricca allegoria della condizione umana), unanimamente riconosciuta come la sua opera più importante.
Scritta in una lingua molto ricercata che imita il lindore dell'inglese medievale, la trilogia si compose inizialmente di tre distinti volumi: "La compagnia dell'anello" (1954), "Le due torri" (1955) e "Il ritorno del re" (1955), che verranno poi riuniti nel 1956 in un unico libro.
Tolkien dedica alla stesura del suo capolavoro tutte le sue ricerche di studioso. In particolare s'interessa al dialetto delle Midlands e all'inglese arcaico, il beowulf, ed alle Letterature nordiche (norvegese, danese, islandese). Per le sue ricerche fonda anche, con amici e colleghi, un gruppo - i Coal-Biters (Mangiatori di Carbone) - e riceve numerosi titoli onorari tra cui quello dell'Alto Ordine Britannico, il C.B.E., e cinque Dottorati.
Negli anni seguenti Tolkien lavora ad un'altra opera, "Il Silmarillion" iniziata in verità già nel 1917, che porterà avanti fino alla morte e che tuttavia non riuscirà a concludere. Verrà completata dal figlio Christopher e pubblicata postuma nel 1977.
Tolkien muore il 2 settembre 1973 a Bournemouth, in Inghilterra, all'età di ottantuno anni.




 Bibliografia

Tralasciando la sua pur interessante attività di saggista (non si può però fare a meno di citare il fondamentale saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories - Il medioevo e il fantastico), le opere di Tolkien si possono suddividere in due grandi gruppi:

Racconti vari, solitamente di argomento fantastico e spesso considerati rivolti ai bambini;
Opere ambientate nella Terra di Mezzo (Middle-Earth in inglese), tra cui Il Signore degli Anelli, la sua opera più conosciuta.

Le opere appartenenti al primo gruppo, elencate in ordine di pubblicazione in Italia, sono le seguenti:
Il cacciatore di draghi, 1975 (Farmer Giles of Ham, 1949)
Albero e foglia, 1976, che contiene il saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories, 1939), i racconti brevi "Foglia di Niggle" ("Leaf by Niggle", 1945) e "Il fabbro di Wootton Major" (Smith of Wootton Major, 1967) e la pièce teatrale "Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm" (The Homecoming of Beorhtnoth, 1953)
Le avventure di Tom Bombadil, 1978 (The Adventures of Tom Bombadil, 1962)
Le lettere di Babbo Natale, 1980 (The Father Christmas Letters, 1976)
Mr. Bliss, 1984 (Mr. Bliss, 1982)
Roverandom, 1998 (Roverandom, 1998)

Per quanto riguarda invece le opere ambientate nella Terra di Mezzo, che sono poi il motivo principale della fama a livello mondiale raggiunta da Tolkien, mentre lo scrittore era ancora vivente sono stati pubblicati due romanzi:
Lo Hobbit, 1973 (The Hobbit, 1937)
Il Signore degli Anelli, 1970 (The Lord of the Rings, 1954-55)

Il resto è stato tutto pubblicato postumo, a cura del figlio terzogenito Christopher Tolkien, che ha riordinato la mole cospicua di appunti lasciata dal padre. La prima opera uscita è:
Il Silmarillion, 1978 (The Silmarillion, 1977) che, pur nella sua "incompiutezza" di fondo, mantiene ancora una trama.

Seguono i vari frammenti, ordinati principalmente per argomento. I frammenti di maggiore rilevanza sono stati pubblicati come:
Racconti incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo, 1981 (Unfinished Tales of Númenor and Middle-earth, 1980).

Altri scritti sulla Terra di Mezzo sono contenuti nei dodici libri della History of Middle-earth i cui primi due volumi sono i famosi Racconti ritrovati e Racconti perduti. La pubblicazione si è conclusa con il dodicesimo volume, ma nel 2002 è uscito un tredicesimo volume formato unicamente di indici.

Il 18 settembre 2006 è stato annunciato un nuovo romanzo di Tolkien, I figli di Húrin, che è stato completato dal figlio Christopher in 30 anni di lavoro ed è stato pubblicato contemporaneamente nel Regno Unito e negli Stati Uniti il 17 aprile 2007.

In un'intervista, il nipote di Tolkien ha dichiarato che non è esclusa la possibilità che nuovi inediti tolkieniani siano pubblicati in futuro. Sarà ambientato nei tempi che vengono prima di ogni suo romanzo sulla Terra di Mezzo.

Si segnala anche l'epistolario:
La realtà in trasparenza, 1990 (The Letters of J. R. R. Tolkien, 1981), una raccolta delle lettere scritte da Tolkien a amici, parenti ed editori, contenenti moltissimi riferimenti alla Terra di Mezzo e alla sua creazione.

Si rammentano infine tre volumi di recente pubblicazione:
La trasmissione del pensiero e la numerazione degli elfi, 2008 che raccoglie alcuni saggi di Tolkien apparsi su quattro differenti numeri della rivista americana Vinyar Tengwar: "Ósanwe-kenta: indagine sulla comunicazione del pensiero", "Note su Óre", "Mani, dita e numeri Eldarin e scritti correlati" oltre ad altri brevi testi.
Nel 2009 viene pubblicato un altro inedito di Tolkien, La leggenda di Sigurd e Gudrùn, che narra vicende eroiche del mito di Sigfrido nello stile delle antiche ballate norrene, di cui l'autore era tanto appassionato. Il libro è inoltre arricchito da ampie note e commenti da parte di Christopher Tolkien, figlio dello scrittore britannico.



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I file che ho trovato in rete avevano necessità di una rieditazione. Per l’edizione italiana è stato sufficiente il passaggio con Sigil. Dato però che non ho trovato l’edizione con il testo inglese a fronte, ho cercato un file a se’ - e non è stato per nulla facile - e l’ho rieditato con LibreOffice. Ne ho approfittato per inserire le immagini di Adam Lee - che trovo davvero suggestive; non ho trovato l’introduzione di Tolkien in inglese, ma d’altra parte non c’è neanche nell’edizione bilingue. Il risultato sono due testi direi accettabili ... Le immagini della presentazione sono tratte dai due volumi presenti nella release.


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all’autore di scan ed edit di entrambe le edizioni


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Messaggio modificato da Pirata88 il Jun 25 2014, 07:29 PM

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J. R. R. Tolkien - Le avventure di Tom Bombadil.torrent
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"Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto." Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto

"Se cerchi il male nell'uomo,senza dubbio lo troverai".A.Lincoln

"Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità:il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti". Einstein


Vademecum per il releaser di ebook


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